Alla fiera dell’Est

Angelo Branduardi è un cantautore milanese che, grazie all’incontro con la moglie Luisa Zappa, ha riscoperto il patrimonio musicale più antico della tradizione italiana, risalente alla musica medievale (i madrigali), alla barocca e rinascimentale. Alla fiera dell’Est è un brano del 1976 ed è un adattamento di un testo ebraico, Had Gadyà.

In questo brano, inserisci i verbi al passato remoto.

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il gatto, che il topo, che al mercato mio padre .
E il gatto, che il topo, che al mercato mio padre .
Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il cane, che il gatto, che il topo
che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il bastone, che il cane, che il gatto,
che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il fuoco, che il bastone, che il cane,
che il gatto, che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E l'acqua che il fuoco che il bastone che il cane
che il gatto, che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il toro, che l'acqua, che il fuoco,
che il bastone, che il cane,
che il gatto, che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E il macellaio, che il toro, che l'acqua,
che il fuoco, che il bastone, che il cane,
che il gatto, che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E l'angelo della morte, sul macellaio, che il toro, che l'acqua,
che il fuoco, che il bastone, che il cane,
che il gatto, che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .
E infine il Signore, sull'angelo della morte, sul macellaio,
che il toro, che l'acqua, che il fuoco,
che il bastone, che il cane, che il gatto,
che il topo che al mercato mio padre .

Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre .

I sogni son desideri

“I sogni son desideri” è una delle canzoni più celebri, più ricordate e più amate della Disney. La canzone, cantata da Cenerentola, è interpretata nella versione italiana da Maria Cristina Brancucci.

Cenerentola

I sogni son desideri
di felicità.
Nel sonno non hai pensieri
Ti esprimi con sincerità.
Se hai fede chissà che un giorno
La sorte non ti arriderà.
Tu sogna e spera fermamente
Dimentica il presente
E il sogno realtà diverrà.

Sempre libera

La Traviata è una famosa opera di Verdi ispirata dal libro La Signora delle camelie, di Alexadre Dumas. La prima rappresentazione di quest’opera è stata al Teatro La Fenice di Venezia, il 6 marzo 1853.

La Traviata - Locandina

Riassunto della storia:
Violetta Valery è una donna famosa nei salotti parigini per la sua dubbia moralità. Viloletta, infatti, ha avuto diversi amanti (tutto è follia nel mondo ciò che non è piacer) e ora è legata al barone Douphol. Un giorno si presenta Alfredo Germont e i due, Alfredo e Violetta, ballano fino a quando Violetta si sente poco bene. Alfredo, in quel momento, le dice di essere innamorato di lei e Violetta gli regala una camelia e gli dice di tornare quando la camelia sarà appassita.
Violetta ha paura di innamorarsi (Saria per me sventura un serio amore?) ma il suo amore è più forte.
Comincia così la storia d’amore tra Violetta e Alfredo e lei vende tutte le sue ricchezze per riuscire a vivere con lui. Ma i problemi economici spingono Alfredo a parlare con suo padre, Giorgio.
Giorgio Germont va da Violetta e la prega di lasciare Alfredo, perché questa storia sta rovinando la reputazione della sua famiglia e la sorella di Alfredo rischia di essere rifiutata dal suo futuro marito. Violetta non vorrebbe ma alla fine accetta perché crede che sia la cosa migliore per Alfredo e la sua famiglia, torna dal barone Douphol e scrive ad Alfredo di dimenticarla.
Ad una festa Alfredo incontra Violetta (pietà gran Dio di me!) e per vendicarsi le lancia dei soldi davanti agli altri, trattando la donna come una prostituta che disperata grida: Alfredo, di questo cuore
non puoi comprendere tutto l’amore!
Violetta sai di essere malata di tisi e che sta per morire. Il padre di Alfredo allora dice tutto al figlio che, saputa la verità, corre da Violetta. La donna è felice di vedere Alfredo. I due parlano dei giorni felici e sognano il futuro, ma ormai Violetta non ce la fa più (dunque fu delirio la credula speranza!). La donna augura ad Alfredo di vivere felice, le regala il suo medaglione e muore tra le sua braccia.

Quest’aria è cantata da Sumi Jo, un soprano coreano. In quest’aria Violetta si interroga su Alfredo e si chiede se è veramente lui l’amore che avrebbe sempre voluto. Violetta però ha anche paura che questo amore per lei possa essere una disgrazia e che crede che l’unica cosa importante sia vivere nel piacere.

VIOLETTA
È strano! È strano! In core
scolpiti ho quegli accenti!
Saria per me sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia?
Null’uomo ancora t’accendeva — O gioia
ch’io non conobbi, esser amata amando!
E sdegnarla poss’io
per l’aride follie del viver mio?
Ah, fors’è lui che l’anima
solinga ne’ tumulti
godea sovente pingere
de’ suoi colori occulti!
Lui che modesto e vigile
all’egre soglie ascese,
e nuova febbre accese,
destandomi all’amor.
A quell’amor ch’è palpito
dell’universo intero,
misterioso, altero,
croce e delizia al cor!
Follie! follie! Delirio vano è questo!
Povera donna, sola,
abbandonata in questo
popoloso deserto
che appellano Parigi.
Che spero or più?
Che far degg’io? Gioire,
di voluttà ne’ vortici perir.
Gioir, gioir!
Sempre libera degg’io
folleggiare di gioia in gioia,
vo’ che scorra il viver mio
pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
sempre lieta ne’ ritrovi,
a diletti sempre nuovi
dee volare il mio pensier.

ALFREDO (sotto al balcone)
Amore, amor è palpito…

VIOLETTA
Oh!

ALFREDO
…dell’universo intero —

VIOLETTA
Oh amore.

ALFREDO
Misterioso, misterioso, altero,
croce, croce e delizia,
croce e delizia, delizia al cor.

VIOLETTA
Follie! follie! Ah sì! Gioir, gioir!
Sempre libera degg’io
folleggiare di gioia in gioia,
vo’ che scorra il viver mio
pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
sempre lieta ne’ ritrovi,
a diletti sempre nuovi,
dee volare il mio pensier.

ALFREDO
Amor è palpito
dell’universo —

VIOLETTA
Ah! Dee volar il mio pensier.
Ah! il mio pensier. Il mio pensier.

Libiamo ne’ lieti calici

La Traviata è una famosa opera di Verdi ispirata dal libro La Signora delle camelie, di Alexadre Dumas. La prima rappresentazione di quest’opera è stata al Teatro La Fenice di Venezia, il 6 marzo 1853.

La Traviata - Locandina

Riassunto della storia:
Violetta Valery è una donna famosa nei salotti parigini per la sua dubbia moralità. Viloletta, infatti, ha avuto diversi amanti (tutto è follia nel mondo ciò che non è piacer) e ora è legata al barone Douphol. Un giorno si presenta Alfredo Germont e i due, Alfredo e Violetta, ballano fino a quando Violetta si sente poco bene. Alfredo, in quel momento, le dice di essere innamorato di lei e Violetta gli regala una camelia e gli dice di tornare quando la camelia sarà appassita.
Violetta ha paura di innamorarsi (Saria per me sventura un serio amore?) ma il suo amore è più forte.
Comincia così la storia d’amore tra Violetta e Alfredo e lei vende tutte le sue ricchezze per riuscire a vivere con lui. Ma i problemi economici spingono Alfredo a parlare con suo padre, Giorgio.
Giorgio Germont va da Violetta e la prega di lasciare Alfredo, perché questa storia sta rovinando la reputazione della sua famiglia e la sorella di Alfredo rischia di essere rifiutata dal suo futuro marito. Violetta non vorrebbe ma alla fine accetta perché crede che sia la cosa migliore per Alfredo e la sua famiglia, torna dal barone Douphol e scrive ad Alfredo di dimenticarla.
Ad una festa Alfredo incontra Violetta (pietà gran Dio di me!) e per vendicarsi le lancia dei soldi davanti agli altri, trattando la donna come una prostituta che disperata grida: Alfredo, di questo cuore non puoi comprendere tutto l’amore!
Violetta sai di essere malata di tisi e che sta per morire. Il padre di Alfredo allora dice tutto al figlio che, saputa la verità, corre da Violetta. La donna è felice di vedere Alfredo. I due parlano dei giorni felici e sognano il futuro, ma ormai Violetta non ce la fa più (dunque fu delirio la credula speranza!). La donna augura ad Alfredo di vivere felice, le regala il suo medaglione e muore tra le sua braccia.

Quest’aria, nel primo atto, è il brindisi che Alfredo viene spinto a fare e a cui si unisce Violetta. Si cantano le lodi dell’amore e il vino. L’aria qui è cantata da Annalisa Raspagliosi e Giuseppe Gipali.

ALFREDO
Libiam ne’ lieti calici
Che la bellezza infiora,
E la fuggevol ora
S’inebri a voluttà.
Libiam ne’ dolci fremiti
Che suscita l’amore,
Poiché quell’occhio al core
(indicando Violetta)
Onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.

TUTTI
Libiamo, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.

VIOLETTA
(S’alza)
Tra voi saprò dividere
Il tempo mio giocondo;
Tutto è follia nel mondo
Ciò che non è piacer.
Godiam, fugace e rapido
È il gaudio dell’amore;
È un fior che nasce e muore,
Né più si può goder.
Godiam c’invita un fervido
Accento lusinghier.

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo dì.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
La vita è nel tripudio.

ALFREDO
(a Violetta)
Quando non s’ami ancora.

VIOLETTA
(ad Alfredo)
Nol dite a chi l’ignora.

ALFREDO
(a Violetta)
È il mio destin così

TUTTI
Godiam la tazza e il cantico
La notte abbella e il riso;
In questo paradiso
Ne scopra il nuovo dì.

Quelli che…

“Quelli che…” è una delle canzoni più note, e forse la meglio riuscita, di Enzo Jannacci, multiforme cantante milanese che con Celentano ha introdotto il rock in Italia, ma che si è impegnato anche nel jazz e nella musica folk. In questa canzone del 1975, un talkin’ blues, Jannacci propone un catalogo dei luoghi comuni e dei vizi degli italiani dell’epoca. Riprende la tecnica del “catalogo”, già usata da Omero nell’Iliade per fare un affresco della situazione politica della Grecia attraverso un elenco delle navi che combattevano contro Troia. Jannacci sembra voler fare allo stesso modo una rappresentazione dei costumi meno nobili in un periodo di forte crisi della società italiana.

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Quelli che cantano dentro nei dischi perché ci hanno i figli da mantenere, oh yes!
Quelli che da tre anni fanno un lavoro d’equipe convinti d’essere stati assunti da un’altra ditta, oh yes!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che accendono un cero alla Madonna perché hanno il nipote che sta morendo, oh yes!
Quelli che di mestiere ti spengono il cero, oh yes!
Quelli che Mussolini é dentro di noi, oh yes!
Quelli che votano a destra perché Almirante sparla bene, oh yes!
Quelli che votano a destra perché hanno paura dei ladri, oh yes!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare, oh yes!
Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yes!
Quelli che vomitano, oh yes!
Quelli che tengono al re.
Quelli che tengono al Milan, oh yes!
Quelli che non tengono il vino, oh yes!
Quelli che non ci risultano, oh yes!
Quelli che credono che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane, oh yes!
Quelli che la notte di Natale scappano con l’amante dopo aver rubato il panettone ai bambini, oh yes!
Intesi come figli, oh yes!
Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-a-ter, oh yes!
Quelli… quelli che… quelli che sono dentro nella merda fin qui, oh yes! Oh yes!
Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, oh yes!
Quelli che… quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yes!
Quelli che non vogliono tornare dalla Russia e continuano a fingersi dispersi, oh yes!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yes!
Quelli che non vogliono arruolarsi nelle SS.
Quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yes!
Quelli che dicono “la mia serva”, oh yes! Oh yes!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra, oh yes!
Quelli che organizzano tutto, oh yes!
Quelli che perdono la guerra… per un pelo, oh yes! Oh yes!
Quelli che ti vogliono portare a mangiare le rane, oh yes!
Quelli che sono soltanto le due di notte, oh yes!
Quelli che hanno un sistema per perdere alla roulette, oh yes!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale, oh yes!
Quelli che non ci sentivano, oh yes!
Quelli diversi dagli altri, oh yes!
Quelli che puttana miseria, oh yes!
Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes!
Quelli che dicono che i soldi non sono tutto nella vita, oh yes!
Quelli che qui è tutto un casino, oh yes!
Quelli che per principio non per i soldi, oh yes! Oh yes!
Quelli che l’ha detto il telegiornale, oh yes!
Quelli che lo statu quo che nella misura in cui che nell’ottica, oh yes!
Quelli che non hanno una missione da compiere, oh yes!
Quelli che sono onesti fino a un certo punto, oh yes!
Quelli che fanno un mestiere come un altro.
Quelli che aspettando il tram e ridendo e scherzando, oh yes!
Quelli che aspettano la fidanzata per darsi un contegno, oh yes!
Quelli che la mafia non ci risulta, oh yes!
Quelli che ci hanno paura delle cambiali, oh yes!
Quelli che lavoriamo tutti per Agnelli, oh yes!
Quelli che tirano la prima pietra, ma anche la seconda e la terza e la quarta e dopo? E dopo se sa no
Quelli che alla mattina alle sei freschi come una rosa si svegliano per vedere l’alba che è già passata.
Quelli che assomigliano a mio figlio, oh yes!
Quelli che non si divertono mai neanche quando ridono, oh yes!
Quelli che a teatro vanno nelle ultime file per non disturbare, oh yes!
Quelli… quelli di Roma.
Quelli che non c’erano.
Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito e non sanno che cavolo fanno, oh yes!
Quelli lì…