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La grammatica non va presa troppo sul serio

La grGrammaticaammatica non va presa troppo sul serio. Ti dice che il verbo amare regge l’imperativo, ma puoi obbligare qualcuno ad amarti?
Ti dice che “me ne sono andato” è un passato prossimo, eppure la distanza la vedi tutta.
Non esiste la prima persona del verbo piovere, ma esiste quella del verbo morire, come se qualcuno potesse tornare a raccontarci di come è successo, mentre sarebbe più facile piovere dal cielo, specialmente quando siamo nuvoli.
La grammatica arriva pure a dirti che i verbi amare, sognare e restare, nella loro forma più semplice sono all’infinito; “parto” sarebbe solo indicativo, “ero felice” è imperfetto e “sarebbe diverso” è un condizionale, anche se le condizioni non ci sono più.
Io, per me, la grammatica non la prendo troppo sul serio.

tratto da La mia anima ha le scarpe rotte, Evanzio

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Cipì

Cipì, scritto dal maestro e pedagogista Mario Lodi insieme con i suoi alunni, è la storia di un passerotto che, curioso e inquieto, scopre il mondo e ne conosce i pericoli e le opportunità. Catturato da alcuni bambini, alle prese con un gufo che uccide i passeri, feritosi contro un vetro, Cipì vede da vicino la morte quando incontra dei cacciatori, ma incontra anche il suo amore, Passerì, con cui costruirà un nido e una famiglia. Il libro, amato da tutti i bambini della scuola elementare italiana, insegna a essere curiosi e a voler sempre imparare e, soprattutto, a non dimenticarsi mai che la libertà va conquistata e difesa giorno dopo giorno.

Cipi

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La morte di un amore

OrsacchiottoLa morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. Ti sembra d’essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo, un polmone solo, un braccio solo, una gamba sola, il cervello dimezzato, e non fai che invocare la metà perduta di te stesso: colui o colei con cui ti sentivi intero. Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe, i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose. Il rimpianto ti consegna la memoria d’una persona pregevole anzi straordinaria, d’un tesoro unico al mondo, nè serve a nulla dirsi che ciò è un’offesa alla logica, un insulto all’intelligenza, un masochismo. (In amore la logica non serve, l’intelligenza non giova e il masochismo raggiunge vette da psichiatria.) Poi, un po’ per volta, ti passa. Magari senza che tu sia consapevole lo strazio si smorza, si dissolve, il vuoto diminuisce e il rifiuti di rassegnarti ad esso scompare. Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore morto non era nè una persona pregevole anzi straordinaria, nè un tesoro unico al mondo, lo sostituisci con un’altra metà o supposta metà di te stesso e per un certo periodo recuperi la tua interezza. Però sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce, un livido nero che la deturpa e ti accorgi di non essere più quello o quella che eri prima del lutto. La tua energia si è infiacchita, la tua curiosità si è affievolita e la tua fiducia nel futuro s’è spenta perchè hai scoperto d’aver sprecato un pezzo d’esistenza che nessuno ti rimborserà. Ecco perchè, anche se un amore langue senza rimedio, lo curi e ti sforzi di guarirlo. Ecco perchè, anche se in stato di coma boccheggia, cerchi di rinviare l’istante in cui esalerà l’ultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, un’ora, un minuto. Ecco infine perchè, anche quando smette di respirare, esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo. Alzati Lazzaro e cammina.

tratto da Inshallah, di Oriana Fallaci

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Mutamenti

Pezzi di cartaOggi sono quel che potrei essere,
un foglietto bianco
caduto per terra
nella sala d’attesa della stazione.
Quanto manca?
La domanda è mutata in:
quanto ho fatto?
Imito la clessidra,
so capovolgere dritto e rovescio,
vuoto e pieno,
bianco e nero,
perdo peso,
sono diventato più leggero.

di Roberto Pazzi

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Anima

OmbrelloAnima
ti sembran tempi per parlar dell’anima?
Non ci sono più diavoli,
che la richiedono
preferiscono i titoli
è fuori moda l’anima.
Anima
se ti duole l’anima
non servono antibiotici
i medici si arrendono
non ci sono meccanici
non si ripara l’anima.
E ci sono paesi
di poche anime
e ci sono città
di milioni di anime
ma non si vedono
si vede solo il traffico
e le file ai semafori
è solitaria l’anima.
Anima
io l’ho vista una volta la mia anima
mi era uscita di bocca
come il fumo di un sigaro
mi ha chiesto se ero
stanco di vivere
ho detto: sì
ma vorrei insistere
e con un gemito
tornò al posto solito
è paziente l’anima.
Anima
ci sono belle anime
in corpi ridicoli
e fotomodelle
con anime orribili
e fanghiglia d’anima
dentro molti politici
è nascosta l’anima.
E ci sono villaggi
di poche anime
e ci sono paesi
di milioni di anime
e quando muoiono
e in cielo salgono
è un grande spettacolo
un ingorgo cosmico
e i giornali commentano
centomila vittime
ma erano anime inutili
di lontani popoli
mesopotamici
e si piange un attimo
poi ci si lava l’anima
e si dimentica.

tratta da Ballate, di Stefano Benni

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