Il vino aiuta a sognare

Vino rossoIl vino aiuta nel ricordo o nella speranza, nella riconoscenza o nel desiderio, a sognare. E non si può descrivere il gusto di un vino se non si ricorre in qualche modo al sogno. E siccome il sogno, anche se contiene infiniti elementi universali e logici, ha una struttura individuale e irrazionale, bisogna pure che ciascuno si rassegni a descrivere il gusto di un vino partendo da se stesso, riferendo le proprie sensazioni con assoluta sincerità, e confidando che gli altri, al momento buono, provino sensazioni poi non troppo diverse.

tratto da Vino al vino, di Mario Soldati

Per questo sono nata

Patrizia CavalliPer questo sono nata, per scendere
da una macchina dopo una corsa
in una strada qualunque e trafficata
e guidata dagli angeli piegarmi
attraverso il finestrino
sopra quei capelli e in silenzio
sentire l’odore di quel viso
dove poco prima avevo visto
come la bocca e gli occhi
si passavano un sorriso che non si apriva mai
e correndo veloce scompariva
in un attimo e tornava.

di Patrizia Cavalli

L’amica geniale

Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi.

tratto da L’amica geniale, di Elena Ferrante

L'amica geniale - Elena Ferrante

Elena Ferrante è lo pseudonimo di una scrittrice che negli ultimi anni ha fatto parlare molto di sé. Infatti nonostante il successo avuto in molti paesi e l’alta considerazione raggiunta, nessuno conosce la sua vera identità.

La scrittrice ha più volte scritto di preferire questo anonimato perché vuole che i suoi libri abbiano una loro forza, e che ci si concentri su di loro più che sulla sua vita privata.

Come scrive in un altro suo romanzo: “Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c’è nient’altro di vero da raccontare.

Uomo del mio tempo

Tratta da Giorno dopo giorno, Mondadori, 1994

Caino e Abele - Gustave Dorè

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

In questi bellissimi versi, Salvatore Quasimodo fa un duro paragone tra l’uomo primitivo e l’uomo di oggi. L’uomo moderno, per il poeta, non è meno crudele e insensibile dell’uomo antico: è lo stesso uomo che metteva le persone alla forca, lo stesso uomo che usava la ruota per torturare, con la stessa voglia di uccidere e lo stesso odore di sangue che aveva Caino quando ha ucciso suo fratello Abele, come dice la Bibbia.
Dopo queste dure parole, Quasimodo si rivolge ai figli di oggi e chiede di rinnegare e dimenticare i propri genitori, perché il loro cuore è coperto da pensieri crudeli.