Una barca nel bosco

“Una barca nel bosco” è un romanzo di Paola Mastrocola, pubblicato dalla casa editrice Guanda nel 2003. Il libro racconta la storia di Gaspare Torrente, un ragazzo che si trasferisce a Torino da un’isola del Sud Italia per frequentare il liceo.
L’autrice affronta con efficiacia e con ironia lo straniamento del ragazzo, ma non è un racconto per adolescenti perché la storia di Gaspare è la storia di una vita e lui è un protagonista che ci appare sempre fuori tempo e fuori luogo, come una barca nel bosco, appunto.
Il libro ha vinto il Premio Campiello 2004.

Livello di lingua necessaria per leggerlo: B2

Una barca nel bosco

Inizio del libro:

Mi pesa tutto quello che viene prima, quando sono ancora a casa al buio, e la luce non la posso accendere se no mia madre si sveglia e, visto che viene a letto così tardi, meglio di no; mi pesa che devo lavarmi al freddo perché il riscaldamento non è ancora partito, mettermi su il latte nel pentolino e stare attento quando sfrigola che non si metta a bollire, se no se ne esce tutto sul fuoco, ed è incredibile quanto puzza il latte quando cade sul fuoco. Veramente me la preparerebbe volentieri zia Elsa la colazione, ma siccome è molto grossa, se si alza troppo presto le gira la testa e potrebbe cadere. Mia madre mi ha detto: vuoi mica far cadere zia Elsa?

Mi ci faccio la zuppa nel latte caldo. Prendo il pane, lo rompo a pezzi, lo lascio un po’ così a galleggiare che diventa morbido e poi me lo mangio. È l’ultima cosa che mi pesa la zuppa, perché sono ancora in casa tutto solo, mezzo al buio e al freddo, e mi sembra che sia toccata solo a me una vita dove ti inzuppi il pane al buio.
Adesso che esco invece mi passa tutto. Perché vedo che la città è già tutta fuori, un mucchio di persone che si sono già lavate in bagno, si sono vestite, hanno fatto colazione, magari proprio una zuppa come la mia, e sono uscite; e secondo me tutto questo senza fare tante storie, nel senso che anche loro al buio e soli, però poi sembrano felici a prendersi il loro bravo tram e non dicono niente. E allora cosa dovrei dire io? che sono il più fortunato di tutti, perché vado al liceo, non al lavoro o in una scuoletta da ridere.





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