L’acqua

Un giorno l’acqua, trovandosi nel suo elemento, ossia nel superbo mare, fu presa dalla voglia di salire nel cielo.

Si rivolse allora ad un altro elemento, cioè al fuoco, pregandolo di aiutarla. Il fuoco acconsentì, e col suo calore la fece diventare più leggera dell’aria trasformandola in sottile vapore.

Il vapore s’innalzò nel cielo, andò molto in alto, fino agli strati più sottili e più freddi dell’aria, dove il fuoco non poteva più seguirlo. Allora le particelle del vapore, intirizzite dal freddo, furono costrette a stringersi insieme, diventando più pesanti dell’aria. E caddero, giù, sotto forma di pioggia. Anzi, non caddero, ma precipitarono. Erano salite nel cielo troppo piene di superbia, e furono subito messe in fuga. La pioggia fu bevuta dalla terra secca: e così, restando tanto tempo imprigionata nel suolo, l’acqua scontò il suo peccato con una lunga penitenza.

(Leonardo da Vinci, Favole e leggende, Firenze, Giunti-Nardini, 1980, p. 70)





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