Un borghese piccolo piccolo – Soluzione

Ecco qui una scena tratta dal film Un borghese piccolo piccolo, con Alberto Sordi. Il film, diretto da Mario Monicelli è stato realizzato nel 1977 e il soggetto è preso dall’omonimo libro di Vincenzo Cerami.
In questa scena un genitore, il signor Vivaldi, cerca di far assumere il figlio in un posto pubblico chiedendo una raccomandazione al dottor Spaziani.

Spaziani – La roba! La roba… tu guarda la roba! Dio! Chi è?
Vivaldi – E’ permesso? Sono io, Vivaldi!
S – Ah, sì! Avanti, vieni, vieni avanti… Scusa, eh, Giovanni, ma io sai ogni tanto mi gratto un po’ la forfora. Fa bene!
V – Sì! Molto…
S – Come va, Giovanni?
V – Bene, scusa, ti disturbo solo qualche minutino… per via di Mario, mio figlio.
S – Come va il nostro ragioniere?

V – Gli vorrei far fare il concorso per il gruppo B, ho qui il bando vedi, ecco… guarda un po’.
S – Gruppo B? 900 posti…
V – Eh, 900 non sono mica pochi.
S – Va bene ma… ma non è mica neanche tanto facile come credi tu, sai? Prima di tutto devi considerare che, come al solito, i concorrenti saranno almeno…
V – Eh, saranno… sono quelli che sono!
S – Ma tu guarda questo pezzo quant’è grosso!
V – Mamma mia! Grosso, eh!
S – Hai visto?
V – Non l’avevo mai visto così!
S – Hai capito Giovanni? Dico i concorrenti sono almeno 20000!
V – Ma lui è mio figlio! Oh! In fondo io dopo tanti anni che cosa chiedo? Non chiedo mica tanto… avere per lui, ecco, un occhio di riguardo.
S – Giovanni, oggi per la legge i nostri figli sono uguali al figlio di un tassinaro, di un muratore…
V – E che non lo so? Ma è ingiusto! Me lo devono prendere! In fondo il ministero mi deve 30 anni di fatiche!
S – Giovanni, quanto tempo è che mi conosci?
V – Eh, ad aprile sono 23 anni.
S – 23 anni!
V – Ah no? 23!
S – Come passa il tempo! Di’, ma tu ti ricordi che chioma avevo io? Ero l’orgoglio del quarto piano!
V – Spaziani, che facciamo di Mario?
S – Di chi?
V – Mario mio, che lo buttiamo in mezzo alla strada? Oppure gli facciamo fare l’operaio?
S – No! Io ti ho sempre voluto bene, no?
V – E io no? Anch’io te n’ho voluto, sai?
S – Certo!
V – In fondo, in tanti anni io ho coltivato solo te…
S – Lo so!
V – Io non ho nessun altro… solo tu mi puoi aiutare!
S – E io farò tutto quello che è nelle mie possibilità, e anche di più! Fedele al detto: ama chi ti ama, fosse pure un cane!
V – Grazie Spaziani. Grazie, eh…
S – Ecco…
V – Scusa Spaziani, io ti volevo presentare mio figlio.
S – Certo! Con piacere! Anzi, digli di venire un giorno, anche domani, capito?
V – Eh, ho capito sì! E, siccome sapevo che t’avrebbe fatto piacere, l’ho portato con me. Sta qui fuori!
S – Ma come? Sta fuori?
V – Lo facciamo entrare?
S – Ci mancherebbe altro! Fallo entrare, avanti!
V – Vieni, vieni, Mario, vieni… Eccolo! Permetti che ti presenti mio figlio?
S – Prego…
V – Il ragionier Vivaldi, il dottor Spaziani: caposezione dell’ufficio personale, reparto pensioni!
Mario – Molto piacere!
S – Molto onorato…
V – L’onore è tutto nostro!
S – Allora giovanotto, con quale media abbiamo preso questa licenza?
M – La media del 6.. 6,2 più o meno
V – Ma.. era di più mi pare, no? E’ stato tanto malato durante gli esami!
S – Beh… avrai fatto almeno qualche corso di specializzazione, non so, le lingue per esempio…
V – Eh… durante quell’estate non hai fatto il corso di dattilografia? Dov’eri tanto bravo?
M – Ah, sì è vero, mi ricordo!
V – Ha avuto tanti complimenti!
S – Non è che la dattilografia faccia molto, sono due punti.
V – Beh…
S – Voi dovete sapere che c’è un punteggio per ogni dote del candidato. Per esempio, figlio di invalido: sono cinque punti. Figlio di madre vedova: sono quattro punti. Ora, dattilografia, stenografia, calligrafia: sono due punti.
Comunque nella domanda…
V – Sì?
S – … più roba ci metti e meglio è!
V – … e meglio è, dice?
S – Adesso scusatemi ma io ho molto da fare.
V – Sì, sì! Ce ne andiamo subito!
S – Ah, mi raccomando nella domanda mettete tutto!
V – Tutto!
S – Tutto quello che potete!
V – Tutto, tutto, tutto ci mettiamo!
S – Scrivetela, eh? E poi me la riporti, ci do un’occhiata io, capito Giovanni?
V – Sì, ci pensi tu, eh? Saluta il dottore!
M – Buongiorno dottor Spaziani! Grazie!
V – Grazie dottor Spaziani, scusi il disturbo!





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