Cantastorie – Racconti di Carnevale

I racconti di Carnevale sono molto diffusi in Italia. Perché non provate a scriverne uno voi con le maschere come protagoniste?
Lunghezza massima 120 parole!

I racconti saranno corretti, quindi tenete una versione per controllare gli errori!

Potete contare qui le vostre parole:

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9 commenti su “Cantastorie – Racconti di Carnevale

  1. Julius il said:

    C`era una volta una ragazza che pensava di essere molto brutta e una volta guardandosi allo specchio disperata decise che da quel giorno si sarebbe travestita da maschio. Si tagliò i capelli cortissimi e si truccò da monello: sembrava un pirata! Anzi, disegnò con il trucco sul mento un pizzetto, si era messa anche una bandana per coprire la fronte e le orecchie che erano molto femminili e un cappellaccio così da assomigliare un po`a Capitan Spaventa! Un giorno giocando a calcio cadendo lanciò però un gridolino “aaaaah!!!”. Si era fatta male ma quell’urletto suonò un po’ sospetto: non era quello di un maschiaccio! E lei a quel punto, stufa del suo travestimento, si tolse il cappello e si sciolse la bandana. Cancellò la sua barbetta finta e mostrò infine il suo vero volto. I ragazzi poterono ammirare una bellissima fanciulla e tutti si innamorarono di lei.

  2. LETI il said:

    c’era una volta colombina che girava in giardino pensierosa dicendo … ma dove?dove sarà?aaaaaa!
    poi però all’impproviso vide arlecchino il ragazzo che le piaceva,e diventò tutta rossa per l’imbarazzo…
    …ma per lui era uguale la storia.
    Poi finalmente dopo qualche settimana che si davano appuntamento, per la 1° volta decisero di andare a Parigi e cenare nella TORRE IFEL!
    A quel punto in quella sera meravigliosa si diedero un bacio!<3<3<3<3<3<3
    FINE

  3. Marina il said:

    Era una fredda giornata di febbraio e gli amici s’incamminavano verso la Stazione Centrale di Milano. Lì avrebbero preso il treno per Venezia. Avevano progettato questo viaggio da mesi e finalmente il sogno si avverava: assistere al famoso Carnevale della città lagunare! Avevano anche studiato nei minimi dettagli i loro costumi: Charlie Chaplin, Groucho e Harpo Marx che tenevano a braccetto un tenero ed infreddolito Pierrot che a sua volta si teneva stretto alla sua Pierrette. E sì, non solo assistere, ma essere comparse su quel palcoscenico fatto di calle, vicoli angusti e ridenti campielli.
    Il viaggio sembrava interminabile, ma per passare il tempo si misero a giocare a carte e alle sciarade. Ben presto lo scompartimento si riempì di sonore risate che sembrarono fare breccia pure nel cielo grigio invernale.
    “Stazione di Venezia S. Lucia!”, risuonò dagli altoparlanti e i nostri amici si diressero in tutta fretta ed eccitazione all’uscita. Una folla variopinta li accolse sui binari … erano al settimo cielo! Ma, quando giunsero su Piazzale Roma … un vento fortissimo che sferzava violentemente i fiocchi di neve, una vera bufera … ma impavidi i nostri amici decisero di affrontarla lo stesso e facendosi scudo con le loro braccia si incamminarono felici verso San Marco.

  4. una ragazza il said:

    C’erano molte ragazze insieme. Alcune erano belle e alcune erano brutte. Ma nessuno sapeva come fossero realmente perché avevano delle maschere sul viso. La gente pensava che la ragazza con la maschera più bella fosse anche la più bella, ma era sbagliato.

  5. T.Derrick il said:

    È il secondo secolo e ci troviamo nella Bologna antica, quando ancora si chiama Bononia ed è una citta romana. C’è una festa oggi, la festa di Bacco. Tanti abitanti festeggiano perché questa è una festa importante per i romani. Le strade e le piazze sono molto belle perché gli abitanti le hanno decorate con dei grappoli d’uva, delle foglie di edera e dei quadri del dio del vino! Ci sono molte persone che cantano, suonano, recitano la poesia ma la cosa più importante è che tutti gli abitanti bevono il vino nel nome di dio!

  6. elphie il said:

    E’ stato un bel giorno primaverale quando Arlecchino ha deciso di andar a trovare la sua fidanzata, Colombina, a Venezia. Non era passata neanche un’ora e lui era già pronto per partire, come sempre portando nelle tasche una giusta quantità di pane (in caso di fame che sempre gli veniva senza nemmeno avvisare e lo disturbava molto).
    Qualche ora dopo, quando si avvicinava alle porte della Serenissima, ha visto il corteo di Pantalone. « Quel buffone » – ha pensato Arlecchino – « ha le tasche sempre piene d’oro, mentre io non ho soldi neanche per una bottiglia di vino! Potrebbe regalarmene un pochino! » Pensando questo ha detto a Pantalone: « Se le faccio vedere che il mio pane vale molto di più di tutto il suo oro, me lo regala ? » « Certo, ma come me lo puoi far vedere ? » ha risposto Pantalone, ridendo. « Venga con me nel bosco allora, e prenda solo il suo oro! »
    E sono andati in bosco, Arlecchino con il suo pane e Pantalone con l’oro. Ci sono rimasti per due giorni. Il secondo giorno Pantalone ha detto: “Ho tanta fame” Arlecchino, masticando il pane gli ha risposto: “Mangi il suo oro allora!”. Pantalone, visto che se avesse aspettato ancora un po’, sarebbe morto dalla fame, ha regalato tutto il suo oro ad Arlecchino: “Avevi ragione. Prendi tutto questo oro, che non vale niente qui, dove non si può comprare niente”
    Arlecchino ha preso l’oro e, cantando, è andato a veder Colombina.

  7. C’era una volta Balazone che camminava con il figlio e la figlia sulle strade di Bologna, scherzando in latino e filosofando. Diceva al figlio: “Facere docet philosofia, non dicere”. E la figlia diceva: “Ma non puoi dirlo in italiano?”. E il fratello rispondeva: “Scio ne nehil scire”, sarebbe meglio per te, sorellina”. Poi videro un uomo povero che non aveva niente da mangiare. La figlia avrebbe voluto dargli un pezzo di pane ma Balazone disse: “ Faber est suae quisque fortunae”. La figlia non parlava latino ma aveva un buon cuore e rispose “ma non vuoi aiutare la gente povera?”. Ma Balanzone non vedeva, perché viaggiava nei suoi pensieri filosofici. Il figlio provava fare lo stesso, e pensava a come fosse banale sua sorella.
    La ragazza stava cecando qualcosa intelligente da dire, quando all’improvviso Balanzone sbattè contro un albero. A quel punto la figlia si ricordò l’unica frase che sapeva in latino: “Fata viem invienient”.
    Da quel giorno la figlia conquistò il rispetto e Balanzone diceva: “Ne supra crepidam sutor”. Cioé alla fine tutti imparano della vita, e l’intelligenza viene dal cuore.

  8. martha il said:

    Mi piacerebbe molto rivivere la storia d’amore di Arlecchino e Colombina. Tutte le maschere sono belle, ma cosa si vede a dietro quelle? Soltanto un viso.