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Mattarellum, Porcellum e altri latinismi elettorali

Leggendo i giornali italiani si trovano parole curiose, che sembrano latine, come “Mattarellum”, “Porcellum” ecc. Che cosa significano?

Nel 1993, in seguito a un referendum popolare che chiedeva il passaggio da un sistema elettorale proporzionale a uno maggioritario, il Parlamento approvò una legge, il cui relatore era Sergio Mattarella, all’epoca parlamentare della Democrazia Cristiana: la legge in realtà era maggioritaria solo per il 75% dei seggi e proporzionale per il 25%. Pare che il nome “Mattarellum” alla legge elettorale sia stato inventato dal politologo Prof. Giovanni Sartori, un po’ in senso ironico (perché non la condivideva), rifacendosi alla tradizione del diritto di usare i nomi latini. Un nome maestoso e altisonante per qualcosa di non molto ben riuscito.

Il successo giornalistico del nome “Mattarellum” generò la nascita di altre parole simili. Nel 1995 il Parlamento approvò una nuova legge elettorale maggioritaria anche per le Regioni: poiché a presentarla era stato il parlamentare di Alleanza Nazionale Pinuccio Tatarella, i giornali la chiamarono “Tatarellum”.

La storia più curiosa è certamente quella del “Porcellum”. Nel 2005 il governo di centrodestra promosse e fece approvare dal Parlamento una legge elettorale molto complessa, con premio di maggioranza nazionale alla Camera e premio di maggioranza regionale al Senato per la coalizione vincente. La legge creò una gran confusione nel 2006, perché il centrosinistra vinse per pochi voti, ma al Senato ottenne una maggioranza così ridotta che fece fatica a governare (e infatti si tornò a votare due anni dopo). Lo stesso autore della legge, Roberto Calderoli (Lega Nord), definì la propria legge “una porcata”, che aveva l’obiettivo di mettere in difficoltà i grandi partiti. Inevitabile la definizione di “Porcellum” data dal solito Giovanni Sartori.

Nel 2007 il Partito Democratico propose una nuova legge elettorale (poi mai approvata) definita “Vassallum”, dal nome del suo creatore, il politologo Salvatore Vassallo.

Sulle leggi elettorali l’Italia vive sempre dibattiti spesso feroci. Nel 1953 si votò alle elezioni con una legge che attribuiva il 65% dei seggi alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti: anche se la norma non scattò perché la coalizione vincente non ottenne la maggioranza dei voti, la legge elettorale passò alla storia come “legge truffa“, così definita dai suoi oppositori (forse il termine fu inventato da Piero Calamandrei).

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