Qualunquismo

Nel 1944 Guglielmo Giannini, giornalista che ha vissuto, come tanti italiani, la tragedia della morte di un figlio in guerra (evento che peserà nelle sue scelte pubbliche), fonda una rivista, L’Uomo Qualunque, subito seguita dal movimento politico Fronte dell’Uomo Qualunque. Il partito si fa portatore delle istanze di sfiducia nei partiti politici e nelle istituzioni pubbliche, dando voce a chi ritiene che lo Stato e la politica siano sempre nemici delle persone comuni. La guerra, le distruzioni e le macerie politiche e morali dell’Italia all’indomani della caduta del fascismo lo portano a maturare un sentimento di completa sfiducia. Dagli avversari il movimento politico viene accusato di essere di ispirazione fascista, anche se in realtà si tratta di un partito dal tratto molto libertario (lo Stato, simbolo di ogni male, secondo il Fronte dell’Uomo Qualunque va ridotto al minimo). Alle elezioni del 1946 il Fronte dell’Uomo Qualunque raccoglie il 5,3% dei voti, concentrati soprattutto nel Sud Italia (che, a differenza del Nord, non ha partecipato alla rinascita nazionale con la Resistenza). Negli anni seguenti il partito viene coinvolto nell’orbita governativa e nel 1948 si scioglie: i suoi membri vanno in gran parte nei partiti monarchico (PNM) e liberale (PLI), qualcuno nel partito neofascista del Movimento sociale italiano (MSI).

La parola qualunquista indica, ancora oggi, un rifiuto e una sfiducia nella politica e nelle istituzioni, senza distinzioni di responsabilità tra i diversi soggetti. Il termine è utilizzato in senso negativo.





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