Passato remoto – Va’ dove ti porta il cuore: soluzioni

Ci sposammo [da sposarsi] con una ceremonia sobria il primo giugno del ’40. Dieci giorni dopo l’Italia entrò [da entrare] in guerra. Per ragioni di sicurezza, mia madre si rifugiò [da rifugiarsi] in un paesino di montagna, in Veneto, mentre io con mio marito, raggiunsi [da raggiungere] L’Aquilia. (…)
A L’Aquila andammo [da andare] ad abitare nella casa della familia di Augusto, un grande apartamento al primo piano di un palazzo nobiliare del centro. Era arredato con mobili cupi, pesanti, la luce era scarsa, l’aspetto sinistro. Appena entrata mi sentii [da sentirsi] stringere el cuore. È qui che dovrò vivere mi chiesi [da chiedersi], con un uomo che conosco da appena sei mesi, in una città in cui non ho neanche un amico? Mio marito capì [da capire] subito lo stato di smarrimento in cui mi trovavo e per le prime settimane fece [da fare] tutto il possibile per distrarmi. (…)

Al termine di quelle due settimane che erano stato il nostro viaggio di nozze, lui riprese [da riprendere] il lavoro e io cominciai [da cominciare] la mia vita, sola nella grande casa. Con me c’era una vecchia domestica, era lei che si occupava delle principali faccende. Come tutte le moglie borghesi dovevo soltanto programmare il pranzo e la cena, per il resto non avevo niente da fare. Presi [da prendere] l’abitudine di uscire ogni giorno da sola a fare delle lunghe passeggiate. (…)





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