Parentopoli

Una città, un mondo di parenti, dove a fare strada sono i parenti di politici, professori universitari, imprenditori, sindacalisti e così via. Si tratta di un termine giornalistico che indica un costume non proprio nobile: la tendenza di molti potenti a raccomandare famigliari e amici per ricoprire ruoli importanti o meno nelle istituzioni e negli enti pubblici, secondo lo slogan “tengo famiglia” (cioè, “ho famiglia”, perciò “devo pensare ad aiutarla”). Non è un costume dal colore politico, sociale o geografico: succede tra i politici di destra come tra quelli di sinistra, nel Nord come nel Sud, tra imprenditori come tra sindacalisti e così via. Succede così che a volte in alcune università ci siano 3-4 professori e ricercatori con lo stesso cognome: si tratta di figli, nipoti o cugini di un “barone universitario”. Succede che in politica diventi consigliere regionale o assessore il figlio o il cognato di un parlamentare. E così via. Naturalmente non tutta l’Italia è così, ma ogni tanto i giornali riportano notizia di qualche scandalosa “parentopoli”. In genere gli italiani non sono contrari alla trasmissione della professione tra padre e figlio, ma chiedono che la politica garantisca il rispetto delle regole e che sia chiaro che il parente del potente è stato assunto per il merito e non per il cognome.






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