La leva calcistica della classe ’68

“Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Come sappiamo, il gioco del calcio è molto popolare in Italia. Ed è protagonista di alcune canzoni, come questa molto bella di Francesco De Gregori del 1980. La data di nascita del bambino protagonista della canzone, il 1968, non è scelta a caso: un’interpretazione della canzone si riferisce alle illusioni e speranze della generazione del Sessantotto, e alle sue disillusioni.

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo, con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar, e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.

Nino capì fin dal primo momento, l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare ed il portiere lo fece passare.

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
quest’altro anno giocherà con la maglia numero sette.





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