Il pregiudizio anti-italiano in America

Il linciaggio di italiani a New Orleans (1891)

Il linciaggio di italiani a New Orleans (1891)

Tra fine ‘800 e inizio ‘900 milioni di italiani si riversarono negli USA, moltissimi clandestinamente. Il loro afflusso, che continuò fino alla metà del XX secolo, suscitò apprensione nella popolazione locale. Gli italiani erano considerati pericolosi, non solo perché tra di loro era alto il tasso di propensione al crimine (furti, stupri, omicidi: fatto normale tra i gruppi sociali ed etnici più emarginati) e l’incidenza della mafia era notevole, ma anche perché erano identificati con una confessione religiosa, il cattolicesimo romano, giudicata insidiosa dalla maggioranza protestante: i cattolici italiani e irlandesi in particolare bevevano alcol e non rispettavano le leggi locali, le loro mogli figliavano a ripetizione ed erano sospettati di essere più fedeli al Papa che alla Costituzione, finendo per creare disordine e allarme tra i cittadini onesti, quelli che “pagavano le tasse” e pretendevano dal governo la protezione dall’invasione straniera, clandestina o regolare che fosse. Il KKK prese come obiettivo anche gli italiani: negozi furono incendiati, immigrati furono linciati e la polizia chiudeva spesso un occhio. Del resto, tra un bianco impettito vestito di tutto punto con la camicia inamidata e un uomo visibilmente straniero, un po’ basso, dalla pelle più scura e gli abiti un po’ trasandati, gli stessi poliziotti non esitavano a fermare, per i controlli di routine, quest’ultimo. Se dalla carta di identità poi risultava italiano, era una buona occasione per divertirsi un po’… I politici statunitensi cavalcavano il razzismo e il pregiudizio e molti giornali autorevoli arrivarono a giustificare le violenze anti-italiane: nel 1891 il New York Times plaudì al linciaggio di 11 italiani accusati di mafia a New Orleans, mentre il governatore della Louisiana nel 1911 disse che gli italiani erano “peggiori dei negri”. Anche la costruzione delle chiese cattoliche era presa di mira già da diversi decenni: bisognava proteggere l’America dal tentativo di cattolicizzarla e di modificarne la sua identità “Wasp”. Oggi gli italo-americani sono pienamente integrati nella politica, nell’economia, nelle arti e nello sport: eppure hanno avuto un passato di vittime del pregiudizio e hanno rappresentato una comunità accusata – non sempre a torto – dei peggiori crimini. Parliamo di cento anni fa, ma forse anche un po’ di oggi.

I commenti sono chiusi.