Dialogo della Morte con la Cultura

Donna in nero

“Madama Morte, madama Morte.”
“Chi sei? Che vuoi?”
“Sono madama Cultura e vorrei sapere chi sei tu.”
“E che ne so? Non mi sono mai vista in faccia. E poi nessuno dovrebbe saperlo meglio di te. Non dici sempre di sapere tutto?”
“Di te non so ancora niente.”
“Allora perché parli e sparli tanto di me?”
“E vero. Ti maledico e ti insulto. Ma anche ti glorifico e ti onoro. E ancora non ti conosco.”
“Eppure sei mia figlia.”
“Io figlia della Morte?”
“Mia e del mio amante immortale: il signor Terrore della Morte. Infatti se i mortali non mi temessero come la morte, non avrebbero inventato nessun culto o Cultura della Morte, ossia nessun culto e nessuna cultura, giacché tutti i culti e le culture del mondo nacquero e nascono dal bisogno di tenermi a bada con vane ma vaghe attenzioni e moine.”
“Quali attenzioni? quali moine?”
“Ti ricordo solo alcune delle tue più celebri invenzioni:
tombe, cippi, monumenti; templi, chiese, santuari; preghiere, messe, commemorazioni; miti, leggende, storie; memorie, biografie e pettegolezzi; musei, biblioteche, archivi: come vedi, tutta l’opera tua é soltanto un ricordare, custodire e celebrare cose ed eventi trascorsi, ossia defunti e sprofondati nel nulla. Tutto dunque incomincia col culto dei morti.”
“E come finirà?”
“Col culto della cultura, che è pur sempre e ancora un culto di cose morte, sicché potremmo chiamarlo il culto del culto dei morti.”

da Il Pensiero Quotidiano





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